Recensioni

Live at Montreux 2005

Title: 

Live at Montreux 2005

Year: 
2006

“I woke up this mornin' and none of the news was good. And death machines were rumblin' 'cross the ground where Jesus stood”. Sono le prime parole di Jerusalem e, in effetti, in quei giorni le notizie trasmesse dai telegiornali non preannunciavano nulla di buono.

Era il 5 luglio 2005 e mentre l’Auditorium Stravinski si apprestava a vivere la serata più intensa della trentanovesima edizione del Montreux Jazz Festival, dall’Iraq giungevano voci di quattro nuovi soldati americani uccisi e della presa in ostaggio di alcuni diplomatici orientali.

Chambre ~ 4 ~

Title: 

Chambre ~ 4 ~

Year: 
2007


Laure Betris ha meno di 30 anni e credo sappia benissimo che se invece di nascere a Friborgo fosse cresciuta in un qualche quartiere di Seattle o di New York oggi sarebbe famosa quando Ingrid Michaelson o Brandy Carlile e sarebbe probabilmente stata scelta per la colonna sonora di qualche telefilm ospedaliero riempiendosi di soldi e di fan in giro per il mondo. Kassette, questo il nome di battaglia scelto dalla graziosa cantante, si è rinchiusa per qualche giorno a La Fondiere in compagnia di Sacha Ruffieux per registrare un disco che, senza pretesa di diventare capolavoro o qualcosa di rivoluzionario, riesce ad intrigare e a rivelarsi misterioso canzone dopo canzone.

Such Great Heights

Title: 

Such Great Heights

Year: 
2006


Splendido come ogni nuova uscita di Iron & Wine . Splendido anche se i fan più appassionati avevano già trovato il modo di reperire questi brani per vie avverse e, splendido, nonostante SUCH GREAT HEIGHTS rappresenti meno di quattordici minuti di musica. Quattordici minuti però, per un artista che negli ultimi tempi sembra prediligere la via “internet release only” (con album scaricabili dalla rete ma non stampati fisicamente), sono meglio di niente ed allora accontentiamoci.

Lights From The Wheelhouse

Title: 

Lights From The Wheelhouse

Year: 
2006



Mi ricordo che, quando ero più piccolo, il regalo di Natale più atteso era sempre quello di mia zia. Gli altri erano sempre piuttosto scontati visto che ero stato io a sceglierli. Il regalo di mia zia dunque era sempre quello che aprivo per ultimo ed era anche l’unico per cui avevo una certa apprensione mista a paura di rimanere deluso. Mi aveva abituato bene e dunque, nel caso il regalo non mi fosse piaciuto, ci sarei rimasto più male.

Ogni volta che apro un nuovo disco di Micah P. Hinson la sensazione è più o meno la stessa. Giuro che non lo dico solo per dare quel tanto d’enfasi alla recensione perché, quest’uomo, per davvero, è riuscito con i primi dischi a farmi cambiare visione su un sacco di cose e quando mi ritrovo con un suo disco, ancora avvolto nel cellofan, sono cosciente ogni volta di essere di fronte ad una nuova potenziale rivelazione.

There Is No Enemy

Title: 

There Is No Enemy

Year: 
2009

Sono loro, ancora loro. I Built To Spill ritornano in pista a tre anni di distanza dallo straordinario (e forse inimitabile You in Reverse) e lo fanno con un’ora di musica intitolata There Is No Enemy. -“Cosa avranno ancora Doug Martsch e compagni da dirci?”- Solita frase del cazzo! Anche questa volta è tutto, semplicemente, fighissimo. Non so ma c’è qualcosa di terribilmente stupido ed imbecille nella loro musica e questa cosa mi fa impazzire.

Yakari

Title: 

Yakari

Year: 
2008
Label: 

Ikarus Records



Ho ricevuto un pacchetto contenente questo disco è l’ho inserito nello stereo sicuro che sarebbe stato uno dei tanti dischi del cazzo che ho ricevuto in questo periodo.
Le prime note sembrano darmi ragione. L’ennesimo disco punk italiano registrato col culo e scopiazzato chissà da dove. All’improvviso però, nel mio piccolo cervellino, balena una frase che ü come la lampadina dei fumetti: -“sembra un disco svizzero!”-. Non so cosa significasse, in quel momento, la frase “sembra un disco svizzero” ma di sicuro mi ricordava qualcosa che di tipico ed unico avevo già

Obliteration By Time (new recordings of old favorites)

Title: 

Obliteration By Time (new recordings of old favorites)

Year: 
2005




Per i Richmond Fontaine è giunto il tempo di fermarsi per un attimo e di riflettere sul passato. Ricordarsi la fuga da Reno e l’arrivo, praticamente senza mezzi, nell’Oregon. Ricordarsi della vecchia casa in cui Willy Vlautin viveva ed in cui, al piano di sotto ed in uno spazio non molto più grande di una scatola da scarpe, la band si riuniva per scrivere e per registrare le prime canzoni. Oggi, a quasi dieci anni di distanza,Willy Vlautin vive in una casa molto più accogliente ed allora la band ha pensato che sarebbe stato carino regalare anche ai loro primi brani un luogo più decente in cui vivere.

OBLITERATION BY TIME (new recordings of old favorites), inciso ai Blue Room Studios tra una pausa e l’altra delle registrazioni di “The Fitzgerald”, riporta alla luce le migliori 14 canzoni dei primi, ignoratissimi, due dischi dei Richmond Fontaine: Safety (1996) e Miles From (1997).

Legends Of The 20th Century

Title: 

Legends Of The 20th Century

Year: 
2009




Ammetterò di usare questo disco unicamente per poter parlare di uno dei più grandi personaggi del dopoguerra americano. Jack Kerouac ha letteralmente aperto gli occhi ad una generazione. I suoi racconti di libertà assoluta, di alienazione da una società bigotta e cieca ed il rifiuto di una vita produttiva sono passati alla storia come il testamento perfetto della beat generation e di quel movimento che, travolgendo il sistema culturale statunitense con una decina di anni di ritardo, avrebbe preso il nome di generazione "Hippie".

Soul Journey

Title: 

Soul Journey

Year: 
2003



Stupendo e c’è ben poco altro da dire. Non è un disco epico e non è una rivoluzione però, semplicemente, è un disco stupendo ed ogni volta che mi capita di averlo tra le mani mi vedo costretto a sdraiarmi sul divano per una quarantina di minuti e ad immergermi in apnea profonda tra le sue note. Gillian Welch è probabilmente riuscita a superare sé stessa nonostante alcuni abbiano bistrattato l’album e abbiano affermato che era meglio la Gillian degli esordi.

Alopecia

Title: 

Alopecia

Year: 
2008



La prima volta che ho ascoltato un disco di Why? devo ammettere di non esserne rimasto particolarmente impressionato. Pochi giorni dopo ho avuto modo di ricredermi ed anzi, live, questa band di Berkeley mi ha praticamente ipnotizzato. Affascinanti nel loro presentarsi quasi timido al pubblico. Barba e capelli incolti che fanno pensare più a una band post-rock che a dei ragazzi che flirtano con l'hip-hop. Musicalmente colti da far paura possono così permettersi di fare hip-hop (anche se generosamente intriso di tutte le sonorità indie possibili ed immaginabili) e piacere a coloro cui, come il sottoscritto, l'hip-hop fa letteralmente cagare.