Stupendo e c’è ben poco altro da dire. Non è un disco epico e non è una rivoluzione però, semplicemente, è un disco stupendo ed ogni volta che mi capita di averlo tra le mani mi vedo costretto a sdraiarmi sul divano per una quarantina di minuti e ad immergermi in apnea profonda tra le sue note. Gillian Welch è probabilmente riuscita a superare sé stessa nonostante alcuni abbiano bistrattato l’album e abbiano affermato che era meglio la Gillian degli esordi.
Per quanto mi riguarda posso solo dire che terminato SOUL JOURNEY mi sono reso conto di aver ascoltato uno di quei dischi che ti cambiano la vita ed il modo di concepire la musica. Un lento e dolorante pianto nostalgico dove country, folk e bluegrass s’incontrano in un tempo ed in una terra che oramai non esistono più. Una poetessa grezza che scrive in modo schietto e senza bisogno di tirar fuori dalla penna chissà quale citazione strappalacrime o ad effetto. Una donna colta che registra i propri album nel Tennessee prendendo però le distanze da quanto proprio a Nashville va per la maggiore (leggasi Chely Wright o Martina McBride). Una “countrygirl” che collabora con “fattoni di prim’ordine” come Conor Oberst e che realizza la colonna sonora per un documentario su Jimmy Carter. Non è da tutti… perlomeno a Nashville.
Gillian Welch è una di quelle rare artiste che, utilizzando unicamente il country ed il folk, riesce a dar vita ad una musica in grado di avere lo stesso effetto del punk sulla mente delle persone. Eccoci dunque di fronte alla più genuina erede di Lucinda Williams.
In Soul Journey Gillian Welch è aiutata, ancora una volta, da David Rawlings e da una manciata di musicisti come Mark Ambrose, Jim Boquist, Greg Leisz e Ketcham Secor il cui contributo regala arrangiamenti molto più complessi ed accattivanti (rispetto ai dischi precedenti) e che nonostante portino il disco in una direzione più “country standard” riescono a mantenere inalterata sia l’essenzialità delle composizioni che l’incredibile ambientazione intimista. È così che nascono capolavori come Look At Miss Ohio, Wayside/Back In Time (recentemente ripresa dall’artista newyorchese Chris Thile), I Had A Real Good Mother And Father e, soprattutto, tre gioiellini come Wrecking Ball, I Made A Lovers Prayer e la stupenda No One Knows My Name.
Non c’è molto altro da dire se non che aspetto con trepidazione un nuovo album ed un nuovo pretesto per sdraiarmi una quarantina di minuti sul divano in apnea ed in contemplazione. Questa potrebbe essere la donna della mia vita e mentre aspetto mi consolo ascoltando Big Iron World degli Old Crow Medicine Show oppure comprando nuovi dischi alla ricerca di qualche artista in grado di colmare questo vuoto.