Monografie: Francesca Lago


Francesca Lago: folk, noir e unicorni - reinventarsi dopo 10 anni

«Presero le mie canzoni, le snaturarono e le sradicarono completamente. Si aspettavano di fare “il botto” ma ormai non era più il mio disco. Ho sofferto moltissimo. Io scrivevo e cantavo in inglese ma l'etichetta, prima di puntare all'estero, voleva lanciarmi in Italia costringendomi così a tradurre i pezzi in italiano. Sono rimasta scottata, mi sono inabissata e, per dieci lunghi anni, ho lasciato tutto in un cassetto perdendo la voglia di far musica». Spesso gli artisti rinnegano la loro opera prima.

Colpa della fretta, dell'immaturità, dell'inesperienza, dell'incapacità di tener testa ai produttori o alle imposizioni esterne e non è un caso se, dagli anni sessanta, la maggior parte delle band sparisce dalle scene dopo poco più di quarantacinque minuti di registrazione. Quanti capolavori negati! Francesca Lago, più che rinnegare, sembra proprio aver cancellato quel («maledetto») primo disco. Un lavoro (intitolato Mosca Bianca) che all'epoca (era il 1997) riscontrò ottime recensioni grazie anche ai grandi nomi in copertina (Marc Ribot, Morgan, Roberto Vernetti nonché Eugenio Finardi e una giovane Carmen Consoli). Francesca Lago ha cambiato vita, lo abbiamo detto sopra, dopo aver toccato con mano la crudeltà di “un certo modo di far musica”. Ha lasciato Milano e si è trasferita stabilmente qui da noi, a Lugano, ricominciando daccapo. Da un grande amore come la musica
è però impossibile stare lontani.

«Ho (ri)iniziato a scrivere e (ri)iniziato a registrare. – ci spiega Francesca descrivendoci con fierezza l'album del rientro – Un disco inciso in quattro giorni. Crudo, scarno, come se ripartissi da zero. È quello che è. Lo volevo fare così». The Unicorn, pubblicato nel 2008, è per davvero una rinascita artistica. C'è del folk e c'è dell'indie. C'è del noir e c'è un sottile tocco alla P.J. Harvey. Un disco intenso nella sua immediatezza e nella sua fugacità (solo 6 pezzi).

Francesca Lago torna alla gavetta. Suona in festival piccolissimi, in locali piccolissimi e abbraccia una piccolissima etichetta discografica di Lugano (la On The Camper Records). Poi inizia la risalita. Suona a Londra e poi gira la Svizzera con la sua chitarra e le sue canzoni. Nel mese di luglio dello scorso anno viene invitata a Montreux per esibirsi al Jazz Festival. L'agenda dei concerti si fa sempre più fitta e, tra due settimane, s'imbarcherà in un lungo tour tedesco che la porterà, tra le altre città, anche a Berlino, ad Amburgo, ad Hannover e a Duisburg. «L'incontro con Zeno Gabaglio – ci
spiega Francesca – è stato fondamentale. È un violoncellista straordinario. È stata una magia e c'è un'affinità musicale impareggiabile. Abbiamo avuto la fortuna di fare tante date assieme, anche all'estero. Suonare in Svizzera è molto bello. In Italia quasi non riusciamo a trovare date ma non m'importa più. All'inizio ci rimanevo male. Riuscire a suonare a Montreux e non nella
“mia” Milano... Ma adesso, sinceramente, non m'importa più. Chissenefrega
». Per il nuovo disco non dovremo molto probabilmente attendere a lungo visto che Francesca ci sta già lavorando. «Ho già scritto alcune canzoni – ci confida – anche se adesso a dire il vero sono più concentrata a cercare una terza persona capace di darmi del filo da torcere, di darmi un parere esterno visto che, forse, io e Zeno siamo troppo “dentro” i pezzi per avere una visione obiettiva degli stessi. Qualcuno in grado di analizzare le canzoni tirandone fuori il massimo. Sarà un processo faticoso forse (visti oltretutto i trascorsi... ndr) ma è comunque utile che qualcuno, dopo mesi che suoni i pezzi dal vivo sempre allo stesso modo, ti dica schiettamente e in modo sincero, per esempio, che un brano così come fatto, fa schifo».

In internet: http://www.myspace.com/francescalago


In video: The Unicorn

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