La scena musicale luganese tra difficoltà e aspettative


La scena musicale luganese tra difficoltà e aspettative

A prima vista si potrebbe essere portati a credere che Lugano, con le sue modeste dimensioni demografiche e le barriere geografico-politico-linguistiche, non abbia granché da dire nel panorama internazionale della musica. Probabilmente è vero. Eppure, scavando con attenzione nel sottobosco delle nostre proposte musicali, scopriamo che proprio da Lugano alcune band sono riuscite ad abbattere le barriere regionali e a imboccare una propria strada guadagnandosi un piccolo (ma entusiasta) circolo d’estimatori sparsi per l’Europa.

Ci riferiamo in particolare al mondo “indie” (che sta per “indipendente”) o del “lo-fi” (che sta per “bassa fedeltà”), dove agli artisti poco importa il numero di copie vendute e dove in rari casi s’insegue il miraggio di diventare famosi. Basta andare in Google per scoprire, ad esempio, che nella vicina penisiola la scena musicale luganese è considerata con estremo rispetto (ed un pochino d’invidia) dalle migliori riviste specializzate. C’è chi, nel metal, viene invitato a suonare al Wacken Open Air (il più grande festival in Europa) o alla BBC. Ma la cosa passa praticamente inosservata alle nostre latitudini.

Succederebbe la stessa cosa se un pittore ticinese esponesse a Parigi? No. Fatto sta che nessuno è profeta in patria e quelle stesse band luganesi chiamate ad esibirsi a Vienna, Berlino, Parigi o Praga non riescono – ed è paradossale – a suonare nella propria città natale. Perchè? Mancano spazi. Spazi per suonare ma, soprattutto, spazi per poter assistere ad un concerto “rock” con una certa regolarità esulando così dall’invece ricca offerta cittadina di musica classica, da camera o jazz. C’è discriminazione tra musica considerata “colta” e musica considerata (con un pochino di supponenza ed ignoranza) semplicemente “rumore”? Probabilmente sì ed è anche uno dei tanti aspetti che tenteremo di affrontare in quest’inchiesta. Forse è ora d’iniziare a considerare le band del nostro panorama musicale come una risorsa e un patrimonio culturale e non un passatempo per il sabato sera. Considerare i musicisti come artisti in tutto e per tutto. Anche loro, spostandosi per l’Europa, contribuiscono a diffondere l’immagine di Lugano.

In un’epoca in cui gli artisti possono registrarsi il disco in salotto utilizzando un computer e distribuirlo poi autonomamente in tutto il mondo grazie a internet, c’è chi, proprio da Lugano, inizia a cogliere i frutti del suo lavoro. Ora, dopo anni di difficoltà e di calma, qualcosa sembra muoversi. I giovani chiedono spazi e, come abbiamo constatato, li chiedono con urgenza. Chiedono che Lugano, città di cultura, città latina, città universitaria e quindi città giovane, offra loro un posto in cui suonare ed in cui poter ascoltare, almeno ogni tanto, un buon concerto.

Il rischio è che altrimenti il fiore appassisca. «Sto pensando di emigrare» ci ha confidato un musicista. Abbiamo incontrato due persone che, grazie alla loro attività, hanno modo di osservare i processi produttivi dell’universo musicale dalla A alla Z. Entrambi musicisti, attorno ai 30 anni, luganesi e a capo di un’etichetta discografica. Oltre ad occuparsi della fase “creativa” all’interno del proprio gruppo, possono dunque giudicare con lucidità il nostro panorama da un osservatorio privilegiato. Promozione, produzione, registrazione, pianificazione dei concerti, grafica, distribuzione. Si occupano di tutto. Abbiamo posto loro una domanda secca quanto semplice: cosa significa fare musica da Lugano? Le risposte sono sorprendenti.



«La nostra scena musicale – spiega Rodolfo Pulino, responsabile di Nextpunk Records – ha un potenziale enorme che però non viene sfruttato a dovere visto che le infrastrutture e le opportunità di crescita si contano sulle dita di una mano. Bisogna investire molto di più ed è certamente incredibile il fatto che non esistano locali per poter proporre musica dal vivo. I pochi che ancora sopravvivono sono costretti a superare mille difficoltà a livello di ordine pubblico (con limitazioni sia degli orari che dei volumi) ed è dunque veramente difficile trovare qualcuno disposto ad investire soldi. Il vento soffia nella direzione contraria. Credo che la Città debba cambiare la propria politica nei confronti dei locali pubblici e della vita notturna impegnandosi in una corretta pianificazione territoriale che tenga presente le esigenze di una città moderna. Già questo sarebbe un enorme passo avanti».

«La nostra etichetta è talmente piccola – spiega lapidario Aris Bassetti della On The Camper Records – che muoversi “commercialmente” da Lugano o da Airolo non farebbe una grande differenza. Il supporto sarebbe infatti lo stesso. Lugano ha il vantaggio delle giornate di sole e lo svantaggio di essere un luogo che viene inesorabilmente saltato a pie’ pari dalla musica che conta. Il Ticino offre davvero poco: ci sono un paio di locali con buone condizioni per suonare; c’è qualche festival ma anche tanta gente che si lamenta appena c’è un pochino di rumore. Le radio ed i giornali fanno poco e avremmo bisogno di più supporto anche in questo senso. Il Ticino sarà forse terra d’artisti, ma non di musicisti. La gente ha perso entusiasmo, pazienza e soprattutto curiosità. È un bel posto per andare in pensione. Per noi, come musicisti, la soluzione più intelligente resta quella di cercarsi concerti al di fuori del Ticino. Evitiamo poi di partecipare o addirittura organizzare manifestazioni che mettono in “concorso” le band. La musica non dev’essere una gara ed è anche per questo che la cultura del “live” si è distorta e si sta perdendo». L’augurio, da parte nostra, è che non perdano entusiasmo e che, nonostante le difficoltà, continuino imperterriti nella loro vocazione sperando in tempi migliori. Il lavoro, fino ad oggi, è stato ottimo e, come detto sopra, i primi frutti sono già stati colti.

LA POSIZIONE DELLE AUTORITÀ

La promozione culturale passa dal “pubblico” ma certamente anche dal “privato”. Se i musicisti chiedono aiuto alla Città, altrettanto fanno con gli esercenti che si impegnano sempre meno nell’organizzazione di concerti o di eventi musicali. Ne abbiamo contattato uno (che preferisce rimanere anonimo) che da anni propone musica dal vivo. Gli abbiamo chiesto come mai sempre meno colleghi si stiano lanciando nella promozione di eventi musicali e quali sono le principali difficoltà che un esercizio pubblico deve affrontare quando, con continuità, decide di regalare eventi “live” alla clientela. «Stiamo facendo di tutto e di più per rispettare le regole ed evitare che i nostri avventori facciano rumore all’esterno del locale, ma c’è sempre e comunque qualcuno che, per un motivo o per l’altro, chiama la polizia e la fa intervenire. L’impressione è che, da parte delle autorità, le segnalazioni di queste persone valgano più delle nostre. Come si fa, per esempio, a dire che superiamo la soglia massima di decibel se nessuno dispone di un misuratore? Non abbiamo praticamente voce in capitolo e nonostante si continui a parlare di turismo a Lugano si dorme. Da noi non c’è nulla a parte le solite tre o quattro manifestazioni. È giusto essere multati se si crea disturbo. Se però si lavora bene e si rispettano le ordinanze è un diritto farlo senza intralci. Si da invece sempre per scontato che i vicini abbiano ragione. Gli anziani hanno tutto il diritto di riposare ma ci vuole tolleranza. Cosa dovrebbero fare i giovani? Non possono mica emigrare o scomparire su una montagna. Credo sia doveroso e bello offrire ai miei clienti delle serate di buona musica, se però andiamo avanti così dovrò smettere: è troppo difficile e troppo logorante».

Cosa risponde l’autorità politica? La parola a Erasmo Pelli. «Gli artisti e i gestori si lamentano, è vero, ma siamo sommersi anche dalle lamentele del vicinato. E dobbiamo tutelare anche loro. Credo siamo stati abbastanza “larghi” con i bar che vogliono far musica. Ora iniziano ad essere tanti e, se si comincia a suonare tutte le settimane, è necessario che l’esercente modifichi la sua licenza chiedendo di diventare “locale notturno”. Forse è una cosa esagerata, la legge non è mia, ma ricordiamoci che in Città esistono 400 esercizi pubblici. Capisco il malumore ma dobbiamo avere una regolamentazione e questo senza essere talebani altrimenti sarà il caos». Un ulteriore conferma che, in ogni caso, il problema è noto.

C’è dunque malcontento e preoccupazione tra i musicisti delle oltre 500 band attive nel Cantone. La Città se n’è accorta? Lo abbiamo chiesto a Claudio Chiapparino, responsabile dell’Ufficio attività giovanili, e dunque alla persona che, a livello comunale, è tra le più sollecitate e attente. «La configurazione territoriale – ci dice – tende purtroppo a non accontentare né chi cerca la tranquillità né chi cerca lo svago. Le due cose sono in contrasto e viviamo in un bacino ristretto che offre pochi spazi ed è difficile trovare un compromesso. È delicato andare giudicare se ci sia o meno intolleranza. L’idea, forse un pochino troppo astratta, è però quella di creare una via o un’area per la musica e lo svago in città un pochino come succede alla “Rambla” di Barcellona. Un sistema chiamato “cluster” e che offrirebbe diversi locali uno vicino all’altro. Potrebbe essere interessante porre il problema ai pianificatori in vista anche e soprattutto dei progetti per il Nuovo Quartiere di Cornaredo visto che altri “spazi vuoti” nel Luganese non ce ne sono. Oltretutto sarebbe una soluzione ideale perché non genererebbe concorrenza tra i locali visto che, piuttosto, sarebbe proprio “l’area” nel suo insieme ad attirare i visitatori». Sono poi emersi alcune problemi per la sala ex-Metrò. Da anni la sala musicale soffre di una cronico problema di “sottoutilizzo” causato, soprattutto, da problemi d’ordine pubblico. Trovandosi in una zona densamente abitata (via Brentani a Molino Nuovo) l’attività del centro deve ovviamente fare i conti con le esigenze della popolazione e il suo diritto al “riposo”. La Città ha quindi trovato un compromesso che prevede l’utilizzo della sala (a livello di concerti) una sola sera a settimana durante i periodi invernali, evitando inoltre di lasciare la gestione del Metrò (in affitto) a terze persone. «La sala è interessante – commenta Chiapparino – e se organizziamo qualcosa possiamo permetterci di farlo senza la spada di Damocle delle perdite finanziarie. Un locale del genere potrebbe e dovrebbe però offrire 7 giorni di programmazione settimanale ed ovviamente, in quella posizione, non è possibile. Trovare una soluzione alternativa ci permetterebbe di sviluppare e potenziare l’offerta e risolvere almeno in parte questo problema. Al Metrò siamo limitati ed è ampiamente dimostrato. Stiamo studiando delle soluzioni e, vicino alla Masseria ed in zona Cornaredo, avremmo forse trovato una nuova ubicazione. Spazio ce ne sarebbe».

SETTANTA BAND PASSATE AI RAGGI X

La situazione e le difficoltà della nostra scena musicale sono anche al centro di un lavoro di diploma (intitolato “Promozione e sostegno alla musica moderna ticinese dei giovani dai 12 ai 30 anni”) che Barbara Botticchio, giovane studentessa luganese, ha recentemente consegnato all’Ècole d’études sociales et pédagogiques di Losanna. Negli ultimi mesi, coinvolgendo 73 gruppi musicali, ha analizzato il nostro panorama inviando alle band un “questionario” in cui esprimersi ed indicare pregi e difetti della situazione regionale. «Grazie al mio lavoro – ci spiega Barbara – ho visitato decine e decine di profili musicali di band ticinesi su siti come “MySpace”. Devo ammettere di essere rimasta stupita dalla qualità artistica di tanti gruppi che, pur facendo musica in modo amatoriale, coinvolgono persone con energia, passione e dedizione. Nonostante questo le occasioni per proporsi dal vivo non sono molte; perlomeno non abbastanza da soddisfare e garantire una presenza sulla scena musicale a tutti».

Entriamo nel vivo della tesi lasciando spazio ai dati oggettivi. «Analizzando le risposte noto che la preoccupazione principale riguarda, appunto, la mancanza di locali ed eventi in cui suonare. Affiora anche una mancanza di tecniche per l’autopromozione delle band che, nella maggior parte dei casi, vorrebbero – anche – migliorare la cultura musicale della gente. C’è poi l’esigenza di aiuti finanziari per la produzione di CD o demo e molti gruppi hanno affermato di aver bisogno di promoter e di una distribuzione. A livello statistico gli eventi di maggior successo sono “Palco ai giovani” e “Palco ai giovani winter-session“ mentre, per quanto riguarda i locali, i più apprezzati sono il Peter Pan (Bellinzona), il Métro (Lugano) e il Centro Sociale Autogestito (Lugano)». E per quanto riguarda la promozione radiofonica? «La più seguita è Rete3 – continua Barbara – appurando che quasi il 50% delle band ha già partecipato alla trasmissione BandZ’On Air. La maggior parte dei gruppi conosce la Legge Giovani ma solo la metà (e prevalentemente per richiedere un sostegno per la produzione di un disco) ha chiesto un aiuto.Aiuti che, a livello comunale, riguardano principalmente la locazione di spazi. Oltre ai numeri, però, mi preme ricordare l’aspetto sociale e culturale della musica. Un fattore che esula dalle mere capacità artistiche di una band. Alle nostre latitudini, dove le occasioni per emergere sono poche, è ancor più da considerare come elemento essenziale nella vita di molti giovani. Un mezzo d’espressione, di socializzazione, d’appartenenza a un gruppo, di crescita individuale. La musica va anche vista in questa sua sfaccettatura a volte trascurata a vantaggio dalla performance fine a se stessa».



Quest’articolo è apparso anche sull’edizione del 9 dicembre 2009 del Giornale del Popolo.
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